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| Voghera
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Voghera, la ‘capitale’
dell’Oltrepo pavese, solo di recente è
entrata a far parte del novero delle città
rocchiane per eccellenza, ma la sua ascesa
è stata tanto repentina quanto incisiva,
perché le ricerche storiche più
recenti le hanno assegnato un ruolo di primissimo
piano nella nascita e nel primo sviluppo del
culto.
Gli studi più recenti hanno
infatti dimostrato con il massimo grado di probabilità che san Rocco non è
morto né a Montpellier né ad Angera,
come erroneamente attestato dalle più
antiche fonti scritte, ma proprio a Voghera,
dove il corpo del Santo è stato conservato
fino al 1483. Uno degli elementi decisivi per confermare questa nuova tesi è rappresentato da un documento di eccezionale valore, nel suo genere unico al mondo: un elenco delle festività cittadine - contenuto all’interno di un registro approvato ufficialmente da Gian Galeazzo Visconti nel 1391 e conservato nell’Archivio Storico - che certifica l’esistenza in città di una festa di san Rocco, in un contesto che farebbe pensare ad una tradizione in essere già da alcuni anni, e comunque in anticipo secolare rispetto a qualsiasi altra località europea.
Nella chiesa cittadina dedicata al Santo, si possono ancora ammirare
la presunta cassetta di legno che ne conservò
il corpo ed il reliquiario contenente un piccolo
frammento di ossa del braccio, forse sfuggito al cosiddetto
‘trafugamento’ di fine Quattrocento.
Il culto del santo più popolare della
storia della Chiesa ha dunque avuto il suo primo
centro propulsore a Voghera, ed è anche per questo motivo
che proprio a Voghera è stata localizzata
la sede del Comitato Internazionale Storico-Scientifico
per gli Studi su San Rocco e la Storia Medievale.
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