Questa sezione
è sostanzialmente diversa dalle precedenti,
e non solo perché essa è costituita
pressoché integralmente da immagini.
La sua caratteristica essenziale, infatti, è
di essere ripresa, per così dire, da
un angolo visuale di tutt’altro genere,
quello della devozione popolare; abbiamo quindi
lasciato le dotte disquisizioni degli studiosi
per immergerci nel mondo spontaneo, a volte
ingenuo, ma profondamente sincero e genuino
della gente comune, anche a costo di ritrovarci
a ridosso di quell’area-limite in cui
possono prosperare anche le forzature quasi superstiziose
del culto.
Per la verità, d’altro canto non
è raro che, dall’alto di intellettualismi
pseudo-scientifici, si cada in un astratto giudizio
(cioè pregiudizio!) di condanna di tutto
ciò che apparentemente esula dal campo
‘nobile’ degli studi. In realtà
l’analisi dei comportamenti di massa,
della sociologia del quotidiano, delle credenze
- non solo religiose - dell’uomo qualunque,
costituisce una materia di altissimo interesse,
per certi versi vitale, per uno studioso che
voglia davvero confrontarsi con la realtà
vera e non con quella delle astrazioni accademiche.
Se così non fosse, e se così non
avessimo fatto, il nostro Comitato avrebbe colpevolmente
mancato uno dei propri obiettivi di fondo: tradurre
la cultura dei dotti nel linguaggio ‘parlato’del villaggio globale. Ma per fare questo, non
si può partire solo dal vertice sommo
dell’accademia, bisogna anche muoversi
lungo la base dove camminano, sperano e soffrono
gli uomini e le donne della vita di tutti i
giorni; fermo restando che tutti facciamo parte
di una stessa quotidianità, e che spesso
la posizionatura delle priorità è
solo questione di punti di vista.