Pierre Bolle
è nato nel 1957 a Charleroi (Belgio),
un anno dopo la catastrofe mineraria che purtroppo
sconvolse tragicamente la vita di centinaia
di famiglie italiane a Marcinelle, dove egli
ha trascorso tutta la sua infanzia.
Dopo gli studi
secondari all'Athénée Reale
di Charleroi, si orienta verso la storia medievale,
e nel 1980 si laurea all'Université
Libre di Bruxelles, con una tesi (già)
intitolata "Il culto di san Rocco nel Brabante.
XV-XVII secolo". È proprio durante
la preparazione di questo lavoro che comincia
a rendersi conto di come il culto di questo
santo, uno dei più popolari nella storia
del cristianesimo, presenti tuttavia numerose
zone di ombra, in modo particolare per quel
che riguarda la sua origine.
Decide allora
di dare inizio ad uno studio sulla genesi del
culto e, basandosi sui testi agiografici correntemente
utilizzati (Diedo, gli Acta Breviora),
si mette sulle tracce dei protagonisti del racconto,
cominciando naturalmente da Montpellier e proponendosi
di proseguire per l'Italia. Tuttavia, tra il
1986 e il 1996, l'evoluzione della sua carriera
professionale - che lo conduce a dirigere il
Centre Culturel Régionel di
Charleroi - lo costringe a ridurre considerevolmente
le sue ricerche.
Nel 2002, diventa Direttore del Palazzo delle Belle
Arti di Charleroi; è anche un membro
attivo dell'unità di Ricerca in Storia
Medievale dell'Université Libre di Bruxelles,
diretta dal professore Alain Dierkens.
Nel 2005, i nuovi, sorprendenti sviluppi delle sue ricerche sul santo saranno l’oggetto di un saggio pubblicato dalla rivista Hagiologia, intitolato “Saint Roch de Montpellier, doublet hagiographique de saint Raco d’Autun”. Un ulteriore ed ancor più approfondito aggiornamento viene riservato, verso la fine del 2006, alla rivista dell’Associazione San Rocco Italia e del Comitato Internazionale Storico-Scientifico per gli Studi su San Rocco e la Storia Medievale, Vita Sancti Rochi. Il saggio, tradotto in italiano da Paolo Ascagni, si intitola “San Rocco. Dai racconti agiografici alle origini leggendarie e liturgiche”.